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lunedì 16 ottobre 2017

Guida a Google Tags Manager (GTM): Anteprima e debug dei contenitori.

Google Tag Manager, spesso conosciuto con l’acronimo di GTM, è uno strumento online gratuito di Gestione dei Tag offerto da Google.

Tag Manager è uno strumento gratuito di Google, che consente di installare degli snippet di codice (tag) all’interno dell’HTML di un sito web. Più nel dettaglio è un sistema di gestione Tag (Tag Management System).

Da un’analisi del 25 maggio 2017 il 93,7% dei siti utilizza Google Tag Manager. Probabilmente il fattore “gratis” aiuta la sua diffusione
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Guida a Google Tags Manager (GTM).

Grazie a Google Tag Manager, gli operatori di marketing possono aggiungere e modificare con pochi clic i tag del sito web, tra cui i tag dell'analisi dei dati web.

Anteprima e debug dei contenitori.


Accertati che i tag del tuo sito funzionino come previsto.

La modalità di anteprima di Google Tag Manager ti consente di sfogliare un sito su cui è implementato il codice contenitore come se fosse implementata la bozza del contenitore corrente. I siti web con la modalità di anteprima attiva mostreranno un pannello debugger al di sotto dei contenuti, utile per verificare quali tag si attivano e in quale ordine.

Nota. Il pannello di debug non è al momento disponibile per i contenitori delle app per dispositivi mobili. Per ulteriori informazioni sulla visualizzazione dell'anteprima e sul debug dei contenitori per app per dispositivi mobili, consulta la documentazione per gli sviluppatori iOS e Android.

Attivazione della modalità di anteprima.

Per attivare la modalità di anteprima, fai clic sulla freccia accanto al pulsante di pubblicazione e seleziona Anteprima.

Puoi anche visualizzare in anteprima qualsiasi versione di un contenitore. Una versione è fondamentalmente un'istantanea salvata del contenitore. Per visualizzare in anteprima una versione precedente del contenitore, vai alla scheda Versioni e seleziona Azione → Anteprima accanto alla versione desiderata.

Dopo aver attivato la modalità di anteprima, nella pagina Panoramica dell'area di lavoro viene visualizzato un banner arancione di notifica dell'anteprima.

Utilizzo della modalità di anteprima.

Una volta attivata la modalità di anteprima, vai al sito su cui è implementato il contenitore: nella parte inferiore del browser visualizzerai una finestra con la console di debug, contenente informazioni dettagliate sui tag, compresi lo stato di attivazione e i dati in elaborazione.

La console compare sul tuo computer solo quando visualizzi l'anteprima del sito e non è visibile agli altri visitatori del sito web.

Puoi utilizzare le informazioni nella console di debug per scoprire se i tag e gli attivatori funzionano correttamente e quali dati stanno trasferendo ai rispettivi servizi. Facendo clic sul sito web in modalità di anteprima, la console di debug aggiorna le informazioni sull'attivazione dei tag. Tramite queste informazioni puoi scoprire se un tag si è effettivamente attivato e quali risultati ha ottenuto nel proprio stato di attivazione.

Nella colonna di sinistra della console di debug, vedrai un elenco di tutti gli eventi il cui invio è stato forzato al livello dati, nell'ordine di invio. Selezionando un evento, verrà visualizzata un'istantanea dello stato del contenitore per un determinato evento.
Leggi anche: Guida a Google Tags Manager (GTM): utenti e autorizzazioni.
In alto nell'elenco degli eventi è presente l'opzione Riepilogo, che mostra informazioni aggregate sul contenitore. Quando visualizzi il riepilogo nella scheda Tag, compare un elenco contenente tutti i tag attivati sulla pagina fino a quel momento, nonché un elenco dei tag presenti ma non ancora attivati.
Facendo clic su un tag in questa visualizzazione, compaiono informazioni sulle proprietà del tag, sugli attivatori di attivazione e sugli attivatori di blocco.

Nel riepilogo della scheda Livello dati puoi visualizzare i cinque eventi più recenti di cui è stato forzato l'invio al livello dati con le variabili aggiuntive impostate per ciascuno di essi, nonché lo stato corrente del livello dati in Tag Manager.

Puoi selezionare qualsiasi evento dalla colonna di sinistra ed esaminare lo stato di tag, variabili e livello dati utilizzando i pulsanti corrispondenti nella parte superiore del riquadro.

Quando un evento è selezionato nella colonna di sinistra, la scheda Tag riporta i tag presenti per tale evento. I tag attivati in occasione dell'evento selezionato sono separati da quelli non attivati. Facendo clic su un tag in questa visualizzazione, compaiono le proprietà e i valori di tale tag, nonché informazioni dettagliate sui relativi attivatori di blocco e di attivazione. In questa visualizzazione, qualsiasi variabile utilizzata nel tag è visualizzata come etichetta e un selettore nella parte superiore della pagina ti consente di passare tra la visualizzazione delle variabili come nomi e la visualizzazione dei valori risolti.

La scheda Variabili mostra informazioni dettagliate sulle variabili nell'evento selezionato, compresi il tipo di variabile, il tipo di dati restituiti e il valore risolto.

La scheda Livello dati mostra l'oggetto messaggio esatto come è stato forzato al livello dati per l'evento selezionato e l'aspetto del livello dati dopo il completamento della transazione del messaggio.

Condivisione della modalità di anteprima.

Quando attivi la modalità di anteprima, la configurazione del contenitore in anteprima e il pannello debugger risultano visibili solo con lo stesso browser di attivazione della modalità. Tuttavia, puoi condividere la modalità di anteprima con altri, utilizzando la funzione di condivisione dell'anteprima.
Guida a Google Tags Manager (GTM): Anteprima e debug dei contenitori.Twitta
Per condividere tale modalità, fai clic su Condividi anteprima nel banner di notifica dell'anteprima.

Così facendo, visualizzerai una finestra di dialogo in cui potrai copiare l'URL da inviare a qualcun altro. Inserisci il dominio del sito web (ad es. https://example.com/) e copia l'URL dell'anteprima generato nella casella sottostante.

A questo punto, puoi inviare l'URL dell'anteprima a chi vuoi. Tale URL condurrà l'utente a una pagina di destinazione, giunto alla quale sarà informato che il suo browser è stato abilitato alla visualizzazione dell'anteprima. Nella pagina di destinazione sarà incluso anche un link utile per disattivare la modalità di anteprima nel browser in uso.

Uscita dalla modalità di anteprima.

Per uscire dalla modalità di anteprima dal contenitore, fai clic su Esci dalla modalità di anteprima, presente nel banner arancione nella pagina Panoramica dell'area di lavoro.

Nel caso di anteprime condivise, utilizza il link ricevuto per accedere alla pagina di destinazione dell'anteprima condivisa. Fai clic su Esci da modalità di anteprima e debug per chiudere la sessione di visualizzazione in anteprima.



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sabato 23 settembre 2017

Breve storia del software, licenze di utilizzo e distribuzione del software libero.

Il termine software (usato in ambito informatico) è un vocabolo della lingua inglese costituito dall’unione di due parole, soft (morbido) e ware (manufatto, componente, oggetto). Sta ad indicare un programma o un insieme di programmi in grado di funzionare su un elaboratore. In alcune lingue romanze la parola con la radice latina programmatura è anche usata.

Il termine software ha origine durante la seconda guerra mondiale. I tecnici dell'esercito inglese erano impegnati nella decrittazione dei codici tedeschi di Enigma, di cui già conoscevano la meccanica interna (detta hardware, componente dura, nel senso di ferraglia) grazie ai servizi segreti polacchi. La prima versione di Enigma sfruttava tre rotori per mescolare le lettere.
software

Breve storia del software.


Dopo il 1941, ad Enigma venne aggiunto un rotore, e il team di criptanalisti inglesi, capitanati da Alan Turing, si dovette interessare non più alla sua struttura fisica, ma alle posizioni in cui venivano utilizzati i rotori della nuova Enigma. Dato che queste istruzioni erano scritte su pagine solubili nell'acqua (per poter essere più facilmente distrutte, evitando in tal modo che cadessero nelle mani del nemico) furono chiamate software (componente tenera), in contrapposizione all'hardware.
Leggi anche: Come installare un sistema Linux: scegliere la distribuzione.
Il senso moderno del termine deriva dalle istruzioni date ai computer, ed è stato utilizzato per la prima volta nel 1957 da John Wilder Tukey, noto statistico statunitense. Dal 1950 l'analogia tra l'hardware ed il corpo umano e quella tra il software e la mente umana si è fatta molto forte, dal momento che Turing ha sostenuto che il progresso tecnologico sarebbe riuscito a creare, entro il 2000, delle macchine intelligenti (in grado cioè di "pensare" autonomamente) atte alla risoluzione dei problemi.

Evoluzione del software.

Alla storia dell'evoluzione del software è legato lo sviluppo dell'hardware. Come evidenziato dalla seconda legge di Moore, una minaccia alla velocità di elaborazione, oltre ai costi, proviene dal software. Infatti ciò che conta per un utente non è tanto la velocità di elaborazione del processore, quanto la velocità effettiva di elaborazione del codice, calcolata in base al tempo che occorre alla CPU per eseguire un'operazione (come la scrittura di un testo, la creazione di una cartella, ecc.).
 
Nathan Myhrvold, direttore dell'Advanced Technology Group della Microsoft, ha effettuato uno studio sui prodotti Microsoft calcolando le linee di codifica per le successive release dello stesso software:
 
* Basic: 4.000 linee di codice nel 1975 a 500.000 nel 1995
* Word: 27.000 linee di codice nel 1982 a 2.000.000 nel 2002

Nuove funzionalità.

La continua aggiunta di nuove funzionalità al software esistente giustifica la costante richiesta di processori più veloci, memorie sempre più grandi e più ampie capacità di I/O (Input/Output).
Breve storia del software, licenze di utilizzo e distribuzione del software libero.Twitta
Infatti, anche le altre tecnologie si sono evolute di pari passo:
 
* i dischi rigidi da 10 MB (1982) a 1 TB (2007);
* i modem analogici da 110 bit/sec a 56 kbit/sec.
 
Myhrvold traccia un parallelismo con la legge di Moore: "abbiamo aumentato la dimensione e la complessità del software ancora più rapidamente di quanto non prevedeva la legge di Moore", "gli utenti del software hanno sempre consumato le maggiori capacità di elaborazione ad una velocità uguale o superiore a quella con cui i produttori di chip le mettevano a disposizione" (Stewart Brand, 1995).

Licenze d'utilizzo e distribuzione.

La licenza d'uso è un documento che accompagna il software e specifica i diritti e i doveri di chi lo riceve e di chi lo diffonde.

Tutte le licenze d'uso traggono il loro valore legale dalle norme sul diritto d'autore (il copyright).
Esistono licenze libere, le licenze Open Source e licenze proprietarie. Nasce in seguito anche l'Open content che ha come scopo quello di trasferire le licenze su opere diverse dal software.
 
Le licenze di utilizzo e distribuzione del software libere ed Open Source sono numerose, ma quelle effettivamente diffuse sono poche. Per l'89% si tratta di GPL, LGPL e BSD (licenza storica di Unix, tornata in uso dall'avvento di Linux).

Alcune licenze libere.

    * GNU-GPL (la licenza libera più diffusa)
    * GNU-LGPL
    * BSD
    * Creative Commons
Ogni tipo di licenza differisce dagli altri pebackupr vari aspetti.

Le varie licenze analizzano sommariamente i seguenti aspetti:
    * Il permesso d'autore (copyleft)
    * Il diritto d'autore (copyright)
    * Il software proprietario
    * Il software libero (free software)
    * Il software Open Source




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lunedì 18 settembre 2017

Guida a Google Tags Manager (GTM): utenti e autorizzazioni.

Google Tag Manager, spesso conosciuto con l’acronimo di GTM, è uno strumento online gratuito di Gestione dei Tag offerto da Google.
Grazie all’inserimento di un unico snippet di codice nel sito/app mobile, denominato Contenitore, permette l’implementazione e la gestione dei vari tag di marketing da un unico luogo senza dover entrare manualmente nel codice.
Prima dell’avvento del Google Tag Manager ad esempio se un marketer voleva implementare un codice di tracciamento delle conversioni di AdWords era costretto ad inserire fisicamente il codice sulla thank you page del proprio sito web. Oggi tramite il Google Tag Manager è sufficiente inserire un solo snippet su tutte le pagine del proprio sito ed il resto dei tag viene gestito nel pannello di controllo dello strumento senza dover mettere di nuovo mano al codice.
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Gestisci il controllo dell'accesso ai contenitori.
Google Tag Manager ti consente di delegare l'accesso ad altri a livello di account e contenitore.
Agli utenti può essere garantita la possibilità di visualizzare o amministrare altri utenti a livello di account e possono essere concessi i diritti di visualizzazione, modifica o pubblicazione a livello di contenitore.
Puoi delegare l'accesso solo ad account Google, ovvero account Gmail, account gestiti tramite organizzazioni con Google Apps o altri account creati in accounts.google.com.
Per aggiungere o modificare utenti a livello di account:
  1. Fai clic sulla scheda Amministrazione.
  2. In Account, seleziona Gestione utenti.
  3. Per aggiungere un nuovo utente, fai clic sul pulsante Nuovo.
    1. Inserisci l'indirizzo email dell'utente.
    2. Imposta le Autorizzazioni account (Utente o Amministratore).
    3. Se lo desideri, puoi impostare le Autorizzazioni contenitore dell'utente per ciascun contenitore a cui desideri abbia accesso.
    4. Fai clic sul pulsante Aggiungi.
  4. Per modificare un utente esistente:
    1. Seleziona il suo indirizzo email nell'elenco Gestione utenti dell'account.
    2. Modifica l'indirizzo email dell'utente se necessario.
    3. Modifica le Autorizzazioni account se necessario.
    4. Modifica le Autorizzazioni contenitore se necessario.
    5. Fai clic sul pulsante Salva per salvare le modifiche, su Annulla per uscire senza apportare modifiche o su Eliminaper rimuovere l'utente.
Puoi anche accedere ai controlli delle autorizzazioni contenitore da Amministrazione → Contenitore.
  1. Fai clic sulla scheda Amministrazione.
  2. In Contenitore, seleziona Gestione utenti.
  3. Per aggiungere un nuovo utente:
    1. Fai clic sul pulsante Nuovo.
    2. Inserisci l'indirizzo email dell'utente.
    3. Imposta Autorizzazioni contenitore.
    4. Fai clic sul pulsante Aggiungi.
  4. Per modificare un utente esistente:
    1. Seleziona il suo indirizzo email nell'elenco Gestione utenti dell'account.
    2. Modifica l'indirizzo email dell'utente se necessario.
    3. Modifica le Autorizzazioni contenitore se necessario.
    4. Fai clic sul pulsante Salva per salvare le modifiche, su Annulla per uscire senza apportare modifiche o su Eliminaper rimuovere l'utente.
    5. Autorizzazioni relative all'account.
L'accesso ai contenitori è regolato dalle autorizzazioni assegnate all'utente per ogni contenitore. Ad esempio, se all'utente è stata assegnata un'autorizzazione "Nessun accesso" per il contenitore A, l'utente non visualizzerà il contenitore A nell'account. Gli utenti con accesso "Amministratore" disporranno almeno di un accesso "Lettura" a ogni contenitore dell'account.
Autorizzazioni relative al contenitore.
I privilegi vengono assegnati per singolo contenitore. Per un determinato contenitore, un utente può disporre delle seguenti autorizzazioni:
  • Nessun accesso: l'utente non può visualizzare il contenitore presente nell'account.
  • Lettura: l'utente vede il contenitore elencato e può sfogliare i tag, gli attivatori e le variabili in esso contenuti, ma non può modificarli.
  • Modifica: l'utente può creare aree di lavoro e apportare modifiche, ma non è autorizzato a creare versioni o pubblicare.
  • Approvazione: l'utente può creare versioni, aree di lavoro e apportare modifiche, ma non è autorizzato a pubblicare.
  • Pubblicazione: l'utente può creare versioni e aree di lavoro, apportare modifiche e pubblicare.

Passaggi successivi




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martedì 25 luglio 2017

Come installare un sistema Linux: i dispositivi delle unità di memorizzazione.

Nato nel 1997, con il titolo di Appunti Linux, il manuale è stato in seguito rinominato, nel 2000, con il titolo attuale. L'opera era infatti inizialmente concepita per esigenze personali, che facevano riferimento al sistema GNU Linux su piattaforma hardware x86, ma in seguito la trattazione si è estesa ai sistemi operativi riconducibili alla piattaforma Unix.

Pur se impostata in funzione del software libero, la trattazione comprende anche sezioni di carattere generale utili ad apprendere in modo razionale i rudimenti dell'informatica, ma fondamentalmente è una guida di riferimento per l'utente che inizia ad avvicinarsi al mondo dell'informatica libera.

Sebbene l'organizzazione e la suddivisione dei contenuti siano cambiate nel tempo, adattandosi a ripetuti aggiornamenti ed estensioni, la forma finale è organizzata in cinque volumi più un sesto volume spurio, ognuno avente una quantità di pagine tale da rendere agevole la stampa personale e la rilegatura.

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Appunti Linux, il manuale.


Nomi dei dispositivi delle unità di memorizzazione.
GNU/Linux utilizza dei nomi bene ordinati per i file di dispositivo, ma questi possono confondere chi proviene dall’esperienza Dos. La tabella mostra l’elenco di alcuni nomi di dispositivo riferiti a unità di memorizzazione.

Elenco dei nomi di dispositivo utilizzati per le unità di memorizzazione.

Nome Descrizione Dos

/dev/fd0 prima unità a dischetti ‘A:’
/dev/fd0u1440 prima unità a dischetti da 1 440 Kibyte ‘A:’
/dev/fd1 seconda unità a dischetti ‘B:’
/dev/fd1u1440 seconda unità a dischetti da 1 440 Kibyte ‘B:’
/dev/hda primo disco fisso ATA (IDE)
/dev/hdb secondo disco fisso (o CD-ROM) ATA (IDE)
/dev/hdc terzo disco fisso (o CD-ROM) ATA (IDE)
/dev/hdd quarto disco fisso (o CD-ROM) ATA (IDE)
/dev/sda primo disco SCSI
/dev/sdb secondo disco SCSI
/dev/sdc terzo disco SCSI
...

I dischi che non rientrano nella categoria dei «dischetti» (o floppy), sono suddivisi in partizioni, dove per fare riferimento a queste si aggiunge un numero alla fine del nome. Per esempio, ‘/dev/hda1’ è la prima partizione del primo disco ATA, ‘/dev/sda2’ è la seconda partizione del primo disco SCSI.

 Leggi anche: Come installare un sistema Linux: scegliere la distribuzione.

Preparazione

La distinzione tra i nomi usati per le partizioni primarie e le partizioni logiche contenute in quelle estese, può creare confusione ulteriore. In generale, conviene non utilizzare partizioni logiche, se non c’è una necessità reale.

Volendo prendere come esempio il primo disco fisso ATA, le prime quattro partizioni normali (primarie ed estese) hanno nomi che vanno da ‘/dev/hda1’ a ‘/dev/hda4’, mentre le partizioni logiche utilizzano nomi da ‘/dev/hda5’ in poi.

Come installare GNU/Linux .

Prima di poter installare GNU/Linux occorre che sia pronto l’elaboratore che dovrà accoglierlo.

Se è già stato installato il Dos, con o senza MS-Windows, vale forse la pena di conservarlo fino a quando si sarà diventati completamente indipendenti da quell’ambiente.

Quando si installa GNU/Linux si hanno in pratica due possibilità fondamentali per quanto riguar-da la destinazione: l’utilizzo di un file system Second-extended (Ext2 o Ext3) in una partizione

dedicata, o l’utilizzo di un file system UMSDOS che consente di condividere un file system Dos-FAT preesistente senza alterare i dati in esso contenuti.

La prima delle due soluzioni è la più impegnativa, ma anche la migliore dal punto di vista tec-nico: richiede la preparazione di una partizione da dedicare a GNU/Linux.
Come installare un sistema Linux: i dispositivi delle unità di memorizzazione.Twitta
La seconda è invece la soluzione più frettolosa e adatta a chi non vuole impegnarsi troppo con GNU/Linux: viene creata una directory ‘C:\LINUX\’ dalla quale si dirama una struttura di directory (e file), che pur rispettando le regole dei nomi 8.3 del Dos, viene poi riconosciuta e gestita correttamente dal sistema GNU/Linux.

Questa ultima soluzione, dal momento che non richiede la preparazione di una partizione dedicata a GNU/Linux, potrebbe sembrare l’ideale per tutti. In realtà lo è solo per chi vuole vedere come funziona GNU/Linux e non per chi lo vuole utilizzare veramente.

fonte: AIL



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Come installare un sistema Linux: scegliere la distribuzione.

Appunti di informatica libera è un vasto manuale d'informatica in italiano redatto da Daniele Giacomini tra il 1997 e il 2013 e dedicato principalmente al software libero, con particolare riferimento a GNU/Linux.

L'opera, ritenuta completa ed esaustiva, affronta diversi aspetti della disciplina: dall'hardware al software, dalle piattaforme di rete ai linguaggi di programmazione e di markup, dalle licenze ai contesti applicativi.

Distribuito con licenza GNU General Public License, e da febbraio 2007 anche sotto GNU Free Documentation License, è disponibile sia in forma elettronica, sia in forma cartacea.

Come si può leggere nell'introduzione, l'autore è anche disponibile a inviare, gratuitamente, una copia del suo lavoro in un CD/DVD-ROM.
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Come Installare GNU/Linux.


L’installazione di GNU/Linux è difficile quanto lo è installare un nuovo sistema operativo; ov-vero, così come dover accettare il fatto che non si possono utilizzare gli strumenti consueti cui si
era abituati da tanto tempo. In questo capitolo si fa riferimento all’installazione di GNU/Linux
in un elaboratore i386 (o superiore) partendo da strumenti Dos.

Scelta della distribuzione.

Prima di poter installare GNU/Linux occorre procurarsi una distribuzione di questo sistema ope-rativo. Le distribuzioni di GNU/Linux esistenti sono molte; ciò è sicuramente un sintomo positivo dell’importanza che questo sistema sta avendo. Il problema per l’utente sta nello scegliere.

È molto difficile consigliare in modo generalizzato una distribuzione particolare, perché nessuna
è migliore delle altre; ognuna interpreta a suo modo le esigenze dell’utenza, ponendo l’accento
su certe caratteristiche e trascurandone altre. Di sicuro, chi intende utilizzare GNU/Linux in
modo sistematico farebbe bene a provarne alcune prima di decidere quale offre per sé i vantaggi
migliori.
Leggi anche: come installare un sistema Linux: Nomi dei dispositivi delle unità di memorizzazione.

In passato, la scelta di una distribuzione rispetto alle altre era motivata dalla difficoltà con cui
queste potevano essere ottenute; spesso si cominciava a utilizzare GNU/Linux con un CD-ROM
allegato a un libro o a una rivista, dal momento che era un po’ difficile lo scarico diretto da Inter-net.
Oggi le riviste specializzate pubblicano con maggiore frequenza le distribuzioni GNU/Linux
più comuni; inoltre è anche possibile acquistare tranquillamente con una carta di credito attraver-so Internet, presso aziende specializzate nella masterizzazione di CD-ROM, a un prezzo medio di
2 USD (dollari USA) per CD-ROM.

Vale la pena di citare le distribuzioni più comuni, indicando alcune delle caratteristiche. (Wikipedia)

Di seguito è riportata una lista delle distribuzioni più popolari.

 Distribuzioni più popolari.

Arch Linux: è una distribuzione a rilascio continuo, minimalista, veloce, leggera ed altamente personalizzabile. È poco adatta all'utenza comune, visto che l'installazione predefinita non prevede né l'ambiente desktop, né il server X, ed quindi è necessario utilizzare l'interfaccia a riga di comando per le procedure di compilazione ed installazione dei vari software applicativi.

CentOS: orientata al mercato aziendale, è derivata da Red Hat Enterprise Linux e mira ad offrirne un sostituto compatibile, libero e gratuito.
Come installare un sistema Linux: scegliere la distribuzione.Twitta
Chakra: distribuzione che mira ad offrire un sistema completo, è orientata al principio KISS ed incentrata sull'ambiente desktop KDE e le librerie Qt.

Debian: è una distribuzione contenente solo software libero, sostenuta da una comunità di volontari da tutto il mondo ed usata come base per molti altri sistemi operativi.

Fedora: distribuzione realizzata in stretta collaborazione con la comunità GNU/Linux, è sponsorizzata da Red Hat.

Gentoo: distribuzione dedicata agli utenti esperti, è nota per il suo sistema di gestione dei pacchetti che permette di installare le applicazioni direttamente dal codice sorgente.

Knoppix: è la prima distribuzione live CD avviabile da dispositivi rimovibili, senza bisogno di alcuna installazione.

Linux Mint: basata su Ubuntu, è equipaggiata di default con codec proprietari ed è disponibile con ambiente desktop Cinnamon, MATE, KDE o Xfce, che sostituiscono Unity.

Linux Mint Debian Edition (LMDE): è la versione di Linux Mint basata direttamente su Debian e con aggiornamenti continui.

Mandriva Linux: originariamente chiamata Mandrake Linux, punta all'utilizzo da parte degli utenti meno esperti con un sistema facile da utilizzare.

Mageia: è una associazione senza scopo di lucro e di una distribuzione GNU/Linux derivata da Mandriva Linux.

PCLinuxOS: inizialmente basata su Mandriva Linux e successivamente evolutasi in distribuzione indipendente, è nata da un progetto mirato ad ampliare i pacchetti presenti in Mandriva. È indirizzata essenzialmente all'utenza desktop.

Red Hat Enterprise Linux: è una distribuzione commerciale direttamente sviluppata da Red Hat, orientata al mercato aziendale.

Sabayon: basata su Gentoo e creata da un progetto italiano, mira ad offrire un sistema completo e ricco di pacchetti.

openSUSE: creata da sviluppatori volontari, è sponsorizzata da Novell.

SUSE Linux: è la versione commerciale di openSUSE sviluppata da Novell.

Slackware: una delle distribuzioni più longeve (é nata nel 1993), è essenziale ed elegante ed è oggi una delle più apprezzate e utilizzate dall'utenza esperta per la sua alta stabilità.

Ubuntu: attualmente la distribuzione più diffusa, è basata su Debian e si propone di offrire un sistema operativo completo e semplice da utilizzare, sfrutta il desktop environment Unity. Le derivate ufficiali presentano software preinstallato diverso e/o un diverso desktop environment.

Kubuntu, equipaggiata con il desktop environment KDE;
Xubuntu, equipaggiata con il desktop environment Xfce;
Lubuntu, equipaggiata con il desktop environment LXDE ed adatta a PC molto vecchi e poco performanti;
Edubuntu, orientata principalmente all'utilizzo in ambito scolastico.
Ubuntu GNOME, equipaggiata con il desktop environment GNOME.
Ubuntu Studio, equipaggiata con molti programmi utili a creare musica, video e grafica.
Ubuntu MATE, equipaggiata con il desktop environment MATE ed adatta anche a PC non recenti.


fonte: AIL



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martedì 25 aprile 2017

Firefox 51 versione desktop offre il supporto per la riproduzione audio in formato FLAC.

Firefox 51 introduce alcune interessanti novità che contribuiscono alla già ottima esperienza utente del browser open source.

La versione desktop è quella che ha ricevuto il maggior numero di novità, le più importanti della quali sono il supporto per la riproduzione audio in formato FLAC, la possibilità di eseguire contenuti 3D in WebGL 2 e l’indicazione dei siti che usano una connessione HTTP nella barra degli indirizzi.

Altri miglioramenti riguardano la tecnologia multi-processo Electrolysis (e10s), introdotta con Firefox 48.
firefox-51
Firefox 51 è il primo browser compatibile con lo standard WebGL 2, basato su OpenGL ES 3.0. La nuova versione delle API JavaScript consente di migliorare la qualità visiva dei contenuti 3D, sfruttando tecniche di rendering più avanzate.

WebGL 2 offre inoltre prestazioni superiori e permette agli sviluppatori di creare giochi più coinvolgenti. Mozilla ha pubblicato la demo After the Flood per consentire agli utenti di verificare i miglioramenti rispetto a WebGL 1. Questo è il video della demo per coloro che non hanno ancora effettuato l’aggiornamento a Firefox 51.
Leggi anche: Come cancellare il contenuto della cache automaticamente alla chiusura di Firefox.
La nuova versione del browser include inoltre il supporto per il formato FLAC (Free Lossless Audio Codec). Quando l’utente clicca su un file .flac in una pagina web, Firefox avvia la riproduzione direttamente all’interno dell’interfaccia, senza richiedere il download su disco o l’uso di un player esterno.

L’ultima importante novità riguarda la sicurezza durante la navigazione. Quando l’utente apre pagine web in cui deve essere digitata una password, ad esempio i siti dei servizi email o delle banche, Firefox 51 segnalerà visivamente se la connessione è sicura. Se il sito usa il protocollo HTTPS, nella barra degli indirizzi viene mostrato un lucchetto di colore verde. Se invece viene usato il protocollo HTTP, il browser mostra un lucchetto di colore grigio, sul quale è sovrapposta una linea obliqua di colore rosso.

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Project Quantum è il nuovo web engine di Firefox che sostituirà Gecko entro la fine del 2017.

Per sfruttare al meglio la potenza dei moderni dispositivi, la fondazione Mozilla ha deciso di aggiornare il componente del browser che effettua il rendering delle pagine.

Project Quantum è il nome del web engine che permetterà di incrementare la velocità di caricamento e visualizzazione dei contenuti su tutti i sistemi operativi.

Gecko, l’attuale rendering engine di Firefox, è stato originariamente sviluppato per Netscape Navigator nel 1997. Nonostante siano stati apportati numerosi miglioramenti, dopo quasi 20 anni è arrivato il momento di effettuare cambiamenti più radicali.
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Del resto, oggi i siti web non sono più statici con testo, immagini e link, ma includono audio, video e animazioni, la cui visualizzazione richiede un web engine più moderno. Quantum farà un uso intensivo del parallelismo, sfruttando la potenza dei moderni processori multi-core e delle GPU integrate in computer, tablet e smartphone.

Mozilla sostituirà i principali componenti di Gecko e aggiungerà i componenti di Servo, un altro web engine attualmente in sviluppo, scritto in Rust, un linguaggio di programmazione che semplifica lo sviluppo di programmi paralleli, garantendo la sicurezza di thread e memoria. L’approccio sarà incrementale, quindi prevederà l’inclusione graduale dei componenti, ma gli utenti non dovranno attendere a lungo.
Leggi anche: Come spostarsi tra le pagine web con il browser.
Il nuovo web engine verrà integrato in Firefox entro la fine del 2017. La prima versione sarà compatibile con Windows, Mac, Linux e Android. Per il momento, iOS è escluso, in quanto Apple impedisce l’utilizzo di web engine diversi da WebKit. I maggiori benefici si noteranno sui dispositivi mobile, dato che Quantum sfrutta al meglio l’hardware e riduce i consumi della batteria.

La nuova versione di Firefox per desktop include due nuovi temi (Compact Light e Compact Dark) che riducono la dimensione degli elementi dell’interfaccia, mentre Firefox per Android visualizza le schede in due colonne, semplificando il passaggio tra esse. Altre novità per Windows, macOS e Linux sono il dialog box per i permessi chiesti dai siti per l’accesso all’hardware (ad esempio, webcam e microfono) e l’indicazione del tempo di lettura in Reading Mode.

Gli utenti Windows possono ora scegliere la versione a 32 o 64 bit di Firefox durante l’installazione. È stato infine rimosso il supporto per Windows XP/Vista e per la versione a 32 bit su macOS.

Tra le novità incluse in Firefox 53 per Windows spicca il componente Quantum Composer che sfrutta la GPU per mostrare gli elementi delle pagine web.
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10 librerie Javascript ottime per creare elementi dinamici nelle pagine HTML.

Lo sviluppo web è radicalmente cambiato negli ultimi anni.

Fino a qualche tempo fa l’implementazione di elementi dinamici nella pagine HTML veniva realizzata con spezzoni di codice Javascript creati ad hoc, che spesso, all’aumentare della complessità divenivano intricati e difficile da mantenere.

Per fortuna oggi abbiamo a disposizione numerose librerie Javascript liberamente utilizzabili, già testate e ottimizzate per tutti i browser.

Vi presentiamo una lista di 10 librerie molto utili, e quasi irrinunciabili per realizzare una moderna applicazione web.
jquery

1. JQuery.
Jquery è per così dire la madre di tutte le librerie Javascript. E’ un componente indispensabile e fondamentale, al punto che molti ormai confondono lo stesso Javascript con Jquery. La librerie contiene numerose funzionalità: manipolazione e selezioni di elementi del Document Object Model (DOM), gestione degli eventi, effetti di movimento e transizione, funzioni di utilità e molto altro. Chiunque voglia intraprendere la professione dello sviluppo web sarà in qualche modo obbligato ad utilizzare questa libreria, e difficilmente riuscirà a rinunciarci. Le librerie che seguono sono di fatto dei plugin di jquery che ne estendono le potenzialità e ne arricchiscono le funzionalità.

2. JQuery UI.
JQuery UI è uno dei più utilizzati plugin di JQuery ed è focalizzato sull’implementazione delle interfacce grafiche. Grazie a questa libreria abbiamo la possibilità di utilizzare facilmente widget per la user interface come: bottoni, tab, data picker, caselle di testo con autocomplete, accordion, menù e molto altro. E’ sufficiente guardare i demo sul sito ufficiale per rendersi conto delle potenzialità. Una caratteristica di questa libreria è la possibilità di personalizzare rapidamente l’aspetto grafico dei componenti grazie ad un tool messo a disposizione dagli sviluppatori per la creazione di fogli di stile personalizzati in modo da integrare perfettamente il tutto con il layout del nostro sito.

3. Fancy Box.
Fancy box è in realtà uno dei più usati script che permettono di realizzare dei pop-up moderni, funzionali e accattivanti. Viene usato moltissimo ad esempio per creare delle foto gallery a tutto schermo in sovrapposizione rispetto al contenuto che stiamo visualizzando, ma in realtà possiamo personalizzare numerosi aspetti, come i contenuti, gli effetti di transizione, l’aspetto e la posizione dei titoli, le modalità di interazione utente e molto altro.

4. Nivo Slider.
Lo slider di foto è uno degli elementi più usati nei siti web moderni. Nivo è una delle più rinomate librerie per creare fantastici slider, utilizzando uno script di pochi Kbyte avremo a disposizione 16 effetti di transizione con un setup semplicissimo, codice di markup semantico e pulito, e tante possibilità di personalizzazione per il nostro slider.
Leggi anche: Le librerie JavaScript facilitano notevolmente il compito del programmatore.
5. Validator.
Quando creiamo un form sul web, uno degli aspetti da tenere sempre a mente è la validazione dei dati inseriti dall’utente. La validazione può essere effettuata sia lato server che lato client, ma naturalmente per rendere la User Experience più rapida ed efficace è consigliabile utilizzare laddove possibile una validazione direttamente sul client. JQuery Validator è forse il plugin più usato in assoluto in tal senso, possiamo con pochissime righe di codice, definire delle regole che i campi del form dovranno rispettare affinchè siano considerati validi: campo richiesto, numerico, email, lunghezza minima o massima, e molto altro. Potremo anche definire delle regole personalizzate (ad esempio se volessimo validare una partita iva o un codice fiscale), e impostare numerosi aspetti della libreria come la modalità di visualizzazione dei messaggi di errore o il contenuto dei messaggi stessi.

6. JCarousel.
Mentre lo slider ci mostra una foto alla volta, il “Carousel” è un elemento grafico che mostra un elenco scorrevole di immagini in orizzontale o in verticale anche in più elementi alla volta. Questo effetto è molto utile quando ad esempio vogliamo mostrare una lunga lista di thumbnail che l’utente può scorrere o selezionare. JCarousel è uno script molto versatile che si adatta a varie situazioni, possiamo dare un’occhiata ai demo per capire immediatamente come questa libreria ci può tornare utile. Il punto di forza è la facilità con cui possiamo personalizzare sia l’aspetto grafico che funzionale.

7. JCookie.
Questo semplicissimo ci consente con una riga di codice di salvare un cookie lato client, leggerne il contenuto e verificare se il browser in uso supporta o meno i cookie. E’ una piccola utility che torna sempre utile in molti casi ed è bene tenerla sempre a portata di mano.

8. Block UI.
Spesso quando costruiamo interfacce grafiche, sorge la necessità di bloccare l’utente finchè una certa operazione non sia terminata, ad esempio se facciamo il submit di un post in ajax vorremmo evitare che l’utente clicchi su altri pulsanti fino al termine dell’operazione. In questo, ma anche in molte altre situazioni, Block UI fa al caso nostro. Si tratta di uno script che impedisce all’utente di interagire con la user interface mostrando un messaggio o un’animazione di attesa. Al termine dell’operazione potremmo riabilitare l’interfaccia chiamando il metodo di “unblock”.

9. Hover Intent.
Questo plugin di JQuery serve per estendere il concetto di evento “mouse hover”, il quale normalmente scatta immediatamente nel momento in cui posizioniamo il puntatore del mouse sopra un elemento. Spesso però questo accade anche in maniera non voluta, per sbaglio o perchè stiamo spostando il mouse velocemente, l’evento l’Hover Intent, invece scatta quando effettivamente l’utente ha intenzione di “sostare” su un dato elemento, ovvero quando ci lascia sopra il puntatore del mouse per un certo lasso di tempo. Questo plugin è molto semplice ma a volte migliora notevolmente la user experience.

10. JQuery Tooltip.
Infine uno degli elementi dinamici più utili all’interno delle nostre pagine: il tooltip. Lo possiamo usare ad esempio per fornire la spiegazione di un comando, o per dare un aiuto durante la compilazione di un form. Il plugin Jquery Tooltip è facilmente utilizzabile per questo scopo, ha numerose configurazioni su cui possiamo intervenire e lo possiamo personalizzare dal punto di vista grafico per adattarlo al nostro sito.
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domenica 5 febbraio 2017

Come Ripristinare Mbr Windows da Ubuntu utilizzando lo strumento ms-sys.

Nei computer in cui Windows è installato accanto a una distribuzione GNU-Linux, quest'ultima gestisce solitamente l'avvio di entrambi i sistemi tramite il boot loader GRUB.

Pertanto, nei computer dove sono presenti in dual boot Windows e Ubuntu, l'eliminazione di quest'ultimo senza le dovute precauzioni rende inaccessibile pure Windows (anche se presente nel pc).

Questa guida contiene le istruzioni per utilizzare lo strumento ms-sys, utile per ripristinare il normale avvio di Windows nei seguenti casi:
MS_SYS
  • come azione preliminare, prima di eliminare la partizione di Ubuntu installato in dual boot;
  • quando Windows non risulti più avviabile, in seguito all'eliminazione di Ubuntu senza aver provveduto al ripristino dell'MBR di Windows oppure quando quest'ultimo sia stato danneggiato da un evento accidentale.

Questa guida non si applica ai computer più recenti con standard Uefi, se la modalità legacy è disattivata. Le ultime versioni di ms-sys dovrebbero supporare il partizionamento GPT, tuttavia la procedura non è ancora stata verificata.

Lo stesso risultato si può ottenere con altri metodi (tramite il programma bootrec.exe presente nel disco di installazione di Windows, con FreeDOS ecc.). Consultare i relativi manuali di utilizzo per maggiori informazioni.
 Leggi anche: Come accedere al BIOS per ripristinare Windows 7 e Windows 8.
Ripristino MBR di Windows.

Scelta avvio: da Ubuntu o da Ubuntu Live.

  • Ripristino preliminare MBR: se si ha intenzione di eliminare Ubuntu, è sufficiente avviare Ubuntuper predisporre anticipatamente l'MBR in modo tale che riavviando il computer, Windows verrà regolarmente avviato. A quel punto Ubuntu potrà essere cancellato.
  • Ripristino MBR danneggiato: se Ubuntu è stato anticipatamente cancellato, Windows non è più accessibile e all'accensione del computer potrebbe comparire un messaggio simile:
error: unknown filesystem.
Entering rescue mode...
grub rescue>
  • In tal caso è necessario procurarsi una Live di Ubuntu o derivata (se non si dispone di una Live consultare questa guida) e quindi avviare il sistema in sessione live.
Procedura di ripristino.
  1. Una volta pronto il sistema, avviare il browser web e scaricare la versione del pacchetto ms-sys adatta alla propria architettura:
    Quindi installare  il file .deb appena scaricato.

    I link di download riportano ad una vecchia versione di ms-sys, che risulta generalmente funzionante. Qualora lo si preferisse oppure si riscontrassero problemi con questa versione, è possibile scaricare i sorgenti delle versioni più recenti dal sito del progetto e installarle con le istruzioni riportate in questa guida.
  2. Individuare la partizione contenente Windows, riconoscibile dal filesystem NTFS (o più raramente FAT32).
  3. Ripristinare l'MBR di Windows digitando il seguente comando in un terminale:
sudo ms-sys -w /dev/sdx avendo cura di sostituire la dicitura «/dev/sdx» con il nome del disco contenente la partizione di Windows precedentemente individuata.


Non indicare la partizione Windows ma solamente il disco dove è allocata: ad esempio /dev/sda e non /dev/sda1.
Una volta completata questa procedura, al successivo riavvio sarà caricato automaticamente Windows.

Eventuale rimozione di Ubuntu.
Se la procedura del paragrafo precedente è stata eseguita preliminarmente per eliminare in un secondo momento Ubuntu, questo potrà essere ora fatto sia tramite lo strumento Gestione disco di Windows o in alternativa tramite Gparted con Ubuntu in sessione live.


Fino a quando non si procede con l'eliminazione della partizione di Ubuntu, quest'ultimo sarà ancora presente seppur non accessibile. Quindi è ancora possibile ripristinarne l'avvio con le istruzioni contenute in questa guida, qualora lo si desideri.

Ulteriori risorse.
Sito ufficiale del progetto
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giovedì 2 febbraio 2017

Come ottimizzare la pagina non trovata, ecco i 35 migliori messaggi di errore 404.

Un indirizzo internet digitato male o un errore del sito web ed ecco che si finisce in una pagina 404.

Scoprite con noi le più divertenti di tutto il Web.

Quando si naviga online, anche un errore di ricerca o un link sbagliato possono strappare una sonora risata: una selezione delle trovate più divertenti e originali utilizzate per segnalare l'errore 404 (pagina non trovata).

Ci sono molte situazioni diverse in cui potresti incontrare questo messaggio di errore nel tuo computer. Tieni presente che le pagine 404 possono essere personalizzate interamente dal proprietario del dominio.







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error

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Leggi anche: Come eseguire la scansione di un computer Windows con Chrome Software Cleaner.









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